18/10/2012 - DEPOSITI IVA: E' ILLEGITTIMO L'AVVISO DI ACCERTAMENTO EMESSO DALL'AGENZIA DELLE ENTRATE

 
 
 
 

Comm. trib. prov. di Bari, Sez. XI, 10 ottobre 2012 (ud. 26 settembre 2012), n. 156

ACCERTAMENTO – Depositi Iva – Accertamento dell’Iva all’Importazione – Competenza esclusiva – Agenzia delle Dogane – Introduzione nel deposito Iva – Scarico merci – Necessità –  Esclusione – Avviso di accertamento – Illegittimità – Consegue.

 Gli avvisi di accertamento in materia di Iva all’importazione emessi dall’Agenzia delle Entrate anziché dall’Agenzia delle Dogane sono illegittimi in violazione dell’art. 70 del D.P.R. n. 633/1972 e dell’art. 34 del D.P.R. n. 43/1973 circa i diritti doganali e di confine. Ne consegue che l'unico organo competente e legittimato ad accertare e riscuotere l'Iva all'importazione è l'Agenzia delle Dogane.

Per l’introduzione nel deposito Iva non è necessario scaricare le merci dai mezzi di trasporto e l’imposta deve ritenersi assolta attraverso il meccanismo dell’inversione contabile al momento dell’estrazione dei beni dal deposito Iva.

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE DI BARI

UNDICESIMA SEZIONE

Riunita con l’intervento dei Signori:

CARABBA GIUSEPPE – Presidente

SAVINO GIUSEPPE – Relatore

SACCHI MAURIZIO – Giudice

ha emesso la seguente

SENTENZA

-                     sui ricorsi n. …

Depositati il …

-                     avverso Avvisi di accertamento n. … IVA SCAMBI COMUNITARI 2005 e 2006

Contro AG. ENTRATE – DIREZIONE PROVINCIALE DI BARLETTA – ANDRIA – TRANI

Proposto dal ricorrente

….

Difeso da

LATTANZIO AVV. ANTONIO

LAFORGIA DOTT. NICOLA

Preliminarmente si dispone la riunione dei ricorsi in epigrafe per connessione oggettiva e soggettiva. Il sig. …, titolare dell' omonima ditta industriale …, esercente attività “…” rappresentato e difeso dall'Avv. Antonio Lattanzio, propone distinti ricorsi avverso i seguenti avvisi di accertamento:

l) n. … , notificato in data 20/0612011 dall'Agenzia delle Entrate Direzione Provinciale di BAT, con cui si recuperava, per l'anno d'imposta 2005 l'Iva pari ad € …. su un imponibile di € … , oltre interessi, sanzioni per € … e pagamento dei diritti doganali

2) n. …, notificato in data 23/06/2011 dall' Agenzia delle Entrate Direzione Provinciale di BAT, con cui, si recuperava, per l'anno d'imposta 2006 l'Iva pari ad € … su un imponibile di € … , oltre interessi, sanzioni per € … e pagamento dei diritti doganali. I succitati avvisi di accertamento derivano dal pvc della G. di F. redatto in data 17/05/2011 nei confronti della ditta ricorrente; detto p.v.c. veniva trasmesso per competenza alla Tenenza di Andria per controllo fiscale nei confronti della Società WORK SISTEM SrL con sede in Bari esercente l'attività di" Commercio al dettagli di natanti", in riferimento ad operazioni poste in essere nell'ambito del deposito Iva ex art. 50/bis del D.L. 331/93 convertito in legge 427/93.

A seguito degli avvisi di accertamento notificati, il ricorrente, in data 4/10/2011, inoltrava istanza di accertamento con adesione ai sensi dell'art. 6, comma 2, del D.Lgs. 218/97.

L'Ufficio convocava il contribuente a mezzo raccomandata del 18/10/2011 con invito a comparire ai fini dell'instaurazione del contraddittorio, ai sensi dell'art. 63 del DPR 600/73, seguito dal processo verbale di contraddittorio il 9/1212011 con esito negativo. Il ricorrente eccepisce:  

1) L'inesistenza e/o l'illegittimità degli avvisi di accertamento perché emessi dall' Agenzia/I delle Entrate e non dall'Agenzia delle Dogane:

2) Illegittimità della pretesa tributaria per duplicazione IVA.

Il contribuente sostiene l'inesistenza e/o la illegittimità degli avvisi di accertamento perché emessi dall'Agenzia delle Entrate e non dall'Agenzia delle Dogane che nella fattispecie è organo competente ad accettare e riscuotere l'IVA all'importazione prevista dall'art. 70 del DPR n. 633/72 che rientra pacificamente tra i “diritti di confine."

A sostegno di quanto eccepito il ricorrente cita la sentenza n. 12333/2001 della Cassazione, fra l'altro richiamato dai militari verificatori a pag. 5 del p.v.c. che statuisce: “l'IVA all'impostazione è configurata come un diritto doganale, nell'ampia accezione fornita dall'art. 34 del DPR n. 43/73 e deve essere collocata tra i diritti riscossi dalla dogana di cui all'art. 2, comma 1, letto b) del D. Lgs. n. 546/92 cui si richiama l'art. 18 del D. Lgs n. 471/97 ... ". Inoltre, si afferma che gli avvisi di accertamento sono stati emessi in violazione dell'art. 70 del DPR n. 6333/72 che stabilisce" che: “l'imposta relativa alle importazioni è accertata e liquidata e riscossa per ciascuna operazione . Si applicano per quanto concerne le controversie, le sanzioni e le disposizioni delle leggi doganali relative ai diritti di confine”. A prescindere dal difetto di competenza dell'Agenzia delle Entrate in materia di accertamento e riscossione dell'IVA all'importazione, gli avvisi di accertamento sono altresì nulli, in quanto emessi oltre il termine decadenziale previsto dall'art. 11 del D. Lgs. n. 374/90 che ha previsto il termine triennale dalla registrazione della bolletta doganale. La legge n. 28/97, allo scopo di parificare la merce terza a quella comunitaria ha espulso dall'art. 6 del DPR n. 633/72 ove sono elencate le importazioni ai fini dell'IVA le immissioni in libera pratica di beni di provenienza terza destinata ad essere introdotta in deposito IVA restano in sospensione dell'IVA che si renderà dovuta all'estrazione quando vengono immesse in consumo nel territorio nazionale, ovvero non dovuta e non soggetta qualora siano destinata ad esportazione e cedute a soggetto comunitario Il ricorrente conclude con la richiesta di annullamento degli atti impugnati e in subordine di applicare solo la sanzione del 3% dell'importo irregolarmente assolta.

Si costituisce in giudizio l'Agenzia delle Entrate Direzione Provinciale di BAT che fa presente che, in sede di contraddittorio, le doglianze del ricorrente riguardanti l'inesistenza e la illegittimità degli avvisi di accertamento, in quanto emesse dall'Agenzia delle Entrate e non dall'Agenzia delle Dogane non erano accolte, perché le prestazioni di servizi relative ai beni consegnati al destinatario, costituiscono ad ogni effetto un'introduzione nel deposito IVA cioè deposito fiscale amministrato dalle Agenzie Fiscali. Sussistendo una sinergia tra i depositi Doganali e i Depositi IVA, ne consegue che la responsabilità fiscale e propria e diretta compete a ciascun' Agenzia, pertanto da una parte vi è il recupero dell'IVA e dall'altra vi è la disciplina del Codice Doganale affidate all'Agenzia delle Dogane. Inoltre la stessa fa presente che la contestazione principale attiene al regime del cosiddetto Depositi Doganali e Depositi IV A ai sensi dell'ex art. 50 bis del D.L. 331/93 convertito in legge n. 427/93. L'Ufficio sostiene che la ricorrente ditta negli anni 2005 e 2006 ha indebitamente utilizzato il deposito fiscale gestito virtualmente dalla Società WORK SISTEM SrL, sottraendo merci al pagamento dei diritti doganali, dovuti all'atto dell' esportazione, omettendo il versamento dell'IVA in violazione della succitata legge che sanciva che le operazioni di specie sono effettuate senza l'applicazione dell' IVA sulla base di una autonoma dichiarazione dell'importatore circa la destinazione del bene, dichiarazione che deve essere comprovata dalla restituzione di una copia del documento doganale, con relativa attestazione sottoscritta dal depositario dell' avvenuta presa in carico delle merci sull' apposito registro, a sua volta il soggetto che precede alla separazione dei beni introdotti nel Deposito IVA, dovrà emettere autofattura a norma dell'art. 17, comma 3 del DPR 633/72. I militari nella verifica eseguita nei confronti della società Work Sistem S,r.L. hanno constatato che questa non è stata mai autorizzata alla gestione del deposito doganale e del deposito IVA e che la gestione del deposito fiscale IVA avveniva solo in modo virtuale. La Ditta … per gli anni 2005 e 2006 ha indebitamente utilizzato il deposito fiscale gestito in modi virtuale dalla società Work SISTEM sottraendo merci al pagamento dei diritti d'importazione, omettendo i versare l'IVA in violazione dell'art. 50 bis della Legge 331/93, utilizzando l'istituto dell'autofattura che comportava indebita sottrazione d'imposta pari al quantum non corrisposto al momento del prelievo delle merci del deposito IVA. Poiché il presupposto per fruire di tale esenzione da dazi e da IVA è costituito dall'immagazzinamento della merce che nella specie non è avvenuto, ne consegue che l'IVA all'importazione risulta dovuta pertanto chiede il rigetto dei ricorsi riuniti e la condanna del ricorrente alle spese di giudizio. All'odierna udienza pubblica sono presenti il difensore della ditta ricorrente Avv. Antonio Lattanzio e per l'Agenzia delle Entrate di BAT il Dott. …, dei quali ognuno si riporta alle proprie tesi difensive.

Motivi della decisione

Preliminarmente si osserva che e le eccezioni sollevate dalla ditta ricorrente sono fondate e pertanto meritano di essere accolte .

Infatti, gli avvisi di accertamento di cui trattasi sono illegittimi perché emessi  dall'Agenzia delle Entrate di BAT, anziché dall'Agenzia delle Dogane in violazione dell'art. 70 del DPR n. 633/72 e dell'art. 34 del DPR n. 43/73 circa i diritti doganali e di confine.

A tale proposito si evidenzia che, in riferimento alle presunte violazioni contestate, le sanzioni pecuniarie sono erogate dall'Agenzia delle Dogane di Bari, competente all'accertamento e riscossione dell'IVA all'importazione, trattandosi di un diritto di confine mediante emissione e notifica di avvisi di accertamento. Ne consegue che l'unico organo competente e legittimato ad accertare e riscuotere l'IVA all'importazione prevista dal succitato articolo è nella fattispecie l'Agenzia delle Dogane di Bari. Inoltre si rileva che la WORK Sistem S.r.L. era regolarmente autorizzata a gestire il deposito IVA come del resto si evince dall'allegato decreto del Ministero dello Sviluppo Economico. A tal proposito si evidenzia che a monte delle operazioni che avvengono all' interno del regime di deposito IV A sussiste un contratto di deposito secondo quanto previsto dal codice civile e precisamente dall'art. 1766 e seguenti, cioè un contratto mediante il quale il depositario riceve dal depositante merce con l'obbligo di custodirla e di restituirla. A tale riguardo si richiama la Circolare n. 2004/29908 del 16/09/2004 dell'Agenzia delle Dogane che sostiene che “il deposito IVA non è un deposito virtuale, né è prevista una durata minima del deposito e l'indispensabile introduzione fisica dei beni in deposito IVA non implica necessariamente lo scarico dei beni dal mezzo, ma la presentazione del mezzo e la consegna della merce ivi contenuta al depositario." Non vi alcun dubbio che dall'esame del contenuto della succitata circolare si evince che non è necessario scaricare le merci dal mezzi di trasporto. Con l'approvazione del Decreto Anticrisi - D.L. n. 185/2008 le prestazioni di servizi indicate al comma 4 letto h) dell'art. 50 bis del D.L. 331/93 relativo ai beni consegnati al depositario, costituiscono a ogni effetto introduzione in deposito IVA. Infatti il D.L. 185/2008 convertito in legge n. 2/2009  all'art. 16 - comma 5/bis (Decreto Anticrisi), essendo una norma d'interpretazione autentica con valenza retroattiva, costituisce una linea di demarcazione tra il concetto di introduzione prima e dopo la data della sua approvazione. Di conseguenza l'introduzione si riteneva realizzata alla condizione che l'automezzo entrasse fisicamente nel deposito, senza la necessità di tempo minimo di sosta e senza che le merci ne fossero materialmente scaricate. Entrato l'automezzo e, posto in essere le prestazioni di servizio semplici di cui al comma 4- letto h) dell'art. 50 bis circa la verifica e rimozione del piombo apposto dalla Dogana, riscontro della regolarità del carico e presa in carico della merce sul registro previsto dal D.M. 419/97, l'introduzione si intendeva verificata e la merce si considerava nel deposito in regime sospensivo. Alla luce dei principi a cui si impira l’ordinamento tributario, l’imposta deve ritenersi assolta attraverso il meccanismo dell'inversione contabile al momento dell'estrazione dei beni dal deposito IVA, tesi sorretta dall'art. 6 - comma 9/bis - del D.Lgs n. 471/97 che prevede: "laddove l'IVA sia stata assolta irregolarmente, fermo restando il diritto alla detrazione, è prevista una sanzione amministrativa del 3% dell'imposta". Ogni altra eccezione sollevate nei rispettivi ricorsi sono assorbite da quanto ampiamente esplicitate e, pertanto gli avvisi di accertamento in esame sono altresì nulli nel merito e in diritto. La natura della questione, non ancora definita dalla giurisprudenza di legittimità, consente la compensazione delle spese.

P. Q. M.

La Commissione accoglie i ricorsi riuniti. Compensa le spese.

Bari, 26/09/2012

 
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