02/10/2012 - ALL'AVVISO DI ACCERTAMENTO NOTIFICATO AL SOCIO DI UNA SOCIETA' DI PERSONE DEVE ESSERE ALLEGATO IL PVC CONSEGNATO ALLA SOCIETA'

 
 
 
 
Sent. n. 174 del 18 giugno 2012 (ud. 19 aprile 2012)
della Comm. trib. prov. di Grosseto, Sez. IV - Pres. Strati, Rel. Alberghini
Accertamento - Società di persone -  Accertamento  notificato  al  socio  di
società receduto - Omessa allegazione del “pvc” -  Art.  42  del  D.P.R.  n.
600/1973
                                

    Massima - Il socio  di  società  di  persone  raggiunto  dall’avviso  di
accertamento sul maggior reddito di partecipazione deve essere  messo  nella
condizione di poter adeguatamente  esercitare  il  diritto  di  difesa.  Per
questo motivo, l’accertamento è di per sé  nullo  ove  l’Ufficio  non  abbia
allegato il “pvc” consegnato alla società, posto che, anche in  ragione  del
disposto di cui all’art. 42 del D.P.R.  n.  600/1973,  detto  atto  non  può
ritenersi meramente conoscibile dal contribuente. Tra l’altro, nella  specie
il socio aveva esercitato il diritto di recesso da ben due anni, quindi  non
poteva essere a conoscenza  di  eventuali  controlli  fiscali  eseguiti  nei
confronti della società.
(Oggetto della controversia: avvisi di accertamento Irpef, Irap, Ires e Iva,
anno 2006)

    Svolgimento del processo - In data 24/11/2011, l’Agenzia  delle  Entrate
Direzione Provinciale di Grosseto, notificava al Sig. [Omissis]  gli  avvisi
di accertamento n. [Omissis] (per IRPEF) e n. [Omissis]  (per  IRAP  IRES  e
IVA) relativi all’anno d’imposta 2006, conseguenti ad una  verifica  fiscale
eseguita nei confronti della società “R. S. di D. A. e C s.a.s.” della quale
era stato socio accomandante fino al 31/12/2007.
    Avverso i  provvedimenti  il  Sig.  [Omissis],  rappresentato  e  difeso
dall’Avv.  [Omissis],  presentava  ricorso   alla   Commissione   Tributaria
Provinciale di Grosseto per chiederne l’annullamento e una dichiarazione  di
non debenza della pretesa fiscale, anche sotto l’aspetto sanzionatorie,  per
la illegittimità dei prov. [Omissis] derivata da evidenti  violazioni  delle
norme di tutela recate  dallo  Statuto  dei  Diritti  del  contribuente.  In
particolare quelle relative al diritto di difesa,  nonché  alla  motivazione
dei provvedimenti impugnati, per la mancata allegazione del  P.V.C,  redatto
nei confronti della società.
    L’Agenzia delle  Entrate,  Direzione  di  Grosseto,  si  costituiva  nel
giudizio per confermare la regolarità del proprio operato e  la  conseguente
legittimità e fondatezza degli atti notificati sia sotto  il  profilo  della
corretta  motivazione  avvenuta  “per  relationem”  stante  la   ragionevole
conoscibilità, anche da parte del socio receduto, degli atti  inerenti  alla
gestione  della  società,  in  considerazione  di  una  doverosa   reciproca
informazione, perdurante tra i soggetti dell’organismo societario.
    In previsione della discussione del ricorso, che è avvenuta in  pubblica
udienza,  la  parte  ricorrente  ha  depositato  memoria  integrativa,   per
contestare  i  motivi  di  difesa  dell’A.F.  confermando  le  rappresentate
conclusioni.

    Motivi della sentenza - Il Collegio esaminati gli atti di causa,  rileva
che il ricorso è meritevole di accoglimento.
    Nella fattispecie esaminata  il  ricorrente,  socio  accomandante  della
società “[Omissis] s.a.s.” esercente un istituto  di  bellezza,  è  receduto
dalla società con atto del notaio Co. Se.,  in  data  31/12/2007.  L’Agenzia
delle Entrate ha eseguito una verifica fiscale nei confronti  della  società
stessa, conclusa il 4/08/2009 con un P.V.C, per una  serie  di  irregolarità
rilevate. Al completamento di tutte le ulteriori fasi  del  procedimento  di
accertamento che portavano alla conferma delle violazioni verbalizzate, sono
stati  emessi  i  conseguenti  avvisi,  notificati  oltre  che  ai  soggetti
direttamente interessati (società e soci), anche  al  ricorrente  in  quanto
partecipe dell’organismo societario, per l’anno di imposta 2006.
    Il ricorrente, pertanto, è stato coinvolto nella vicenda della  verifica
fiscale  solo  al  momento  della  sua  conclusione,  subendone  le  pesanti
conseguenze senza aver  avuto  la  possibilità  di  interferire  durante  le
operazioni di controllo, per svolgere quella normale attività di difesa,  in
contraddittorio con i verificatori, nell’esercizio compiuto  di  un  proprio
diritto.
    In considerazione di quanto sopra il  Collegio  osserva  che  certamente
nella  fase  della  verifica  fiscale  l’interlocutore  degli  operatori   è
l’imprenditore individuale o il  soggetto  che  rappresenta  la  società,  e
nessun obbligo sussiste di informazione  nei  confronti  di  altri  soggetti
collegati alla società; quando, però, emergono  situazioni  riconducibili  a
soggetti terzi (nella fattispecie  ex  socio  receduto  da  ben  due  anni),
diligenza  e   opportunità   avrebbero   dovuto   consigliare   di   rendere
immediatamente partecipe anche questo soggetto, per consentirgli di prendere
posizione in ordine alle irregolarità  rilevate,  anticipando  e  risolvendo
così, ogni possibile  contestazione.  Ma,  se  questa  necessaria  immediata
partecipazione, per motivi relativi alla società verificata, o  allo  stesso
socio  receduto,  non  fosse  stata  possibile  nella  contestualità   della
verifica, ciò doveva avvenire, quanto meno, al momento della chiusura  delle
indagini, notificandogli gli atti conclusivi, in ragione degli  addebiti  di
natura fiscale che ne sarebbero derivati.
    Solo in questo modo, il ricorrente, ritenuto  soggetto  passivo  di  una
ripresa fiscale per il periodo di appartenenza alla società, avrebbe  potuto
svolgere in modo adeguato ogni attività di difesa per  la  tutela  dei  suoi
diritti (art. 12 legge n.  212/2000),  come  previsto  per  qualsiasi  altro
contribuente sottoposto a controllo, e  non  essere  interessato  solo  alla
conclusione di tutto il procedimento di  accertamento,  eseguito,  peraltro,
nei confronti un altro soggetto (la sua ex società) e mediante  la  notifica
di provvedimenti emessi in conseguenza di un P.V.C.,  mai  notificato,  che,
secondo l’Ufficio, doveva ritenersi doverosamente “conoscibile”.
    Il Collegio, in conclusione, fondatamente ravvisa nello svolgimento  dei
fatti, irregolarità procedurali con la conseguente illegittimità degli  atti
derivati, in ragione della evidente  violazione  non  solo  del  diritto  di
difesa del contribuente nella fase dell’accertamento ma anche del diritto di
compiuta informazione dello stesso, mediante una adeguata motivazione  degli
avvisi che lo riguardavano (artt. 7 e 10 della  legge  n.  212/2000).  Nella
fattispecie esaminata, infatti, l’Ufficio, pur avendo omesso  di  notificare
immediatamente il P.V.C., anche al ricorrente, ha erroneamente motivato “per
relationem” i  successivi  atti,  sulla  base  di  un  presunto  obbligo  di
conoscibilità “a prescindere” da parte dell’ex socio, di atti della  società
della quale  non  faceva  più  parte.  Il  Collegio,  pertanto,  considerato
assorbito ogni altro aspetto della questione, ritiene  che  il  ricorso  sia
meritevole di accoglimento, e che le spese del  giudizio  restino  a  carico
della parte soccombente.

    P.Q.M. - Accoglie il ricorso e liquida in favore della parte  ricorrente
la somma onnicomprensiva di  Euro  3.000,00  (tremila)  determinata  in  via
equitativa a carico dell’Agenzia delle  Entrate,  Direzione  Provinciale  di
Grosseto.
 
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