23/08/2012 - SPETTA AL CONTRIBUENTE PROVARE LA DIFFORMITA' DELLA DICHIARAZIONE TELEMATICA RISPETTO A QUELLA CARTACEA

 
 
 
 

Cass., Sez. V., Ord. n. 13440 del 27 luglio 2012 (ud 19 giugno 2012)

Il contribuente che intende contestare la difformità dei dati contenuti nel modulo cartaceo della dichiarazione dei redditi rispetto a quelli inseriti nel modulo inviato telematicamente è tenuto a darne la dimostrazione. Vige, infatti, una presunzione di identità tra i dati risultanti all’esito della trasmissione e i dati presenti nel modello cartaceo, sottoscritto dal contribuente. La via telematica costituisce solo una particolare modalità di invio. Sulla base del principio dell’ordinaria diligenza, quindi, il contribuente è tenuto alla conservazione del modulo cartaceo anche oltre il termine dell’invio.

 
        REPUBBLICA ITALIANA
                        IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
                       LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
                             SEZIONE TRIBUTARIA
  Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
  Dott. PIVETTI  Marco                              -  Presidente   -
  Dott. DI BLASI Antonino                           -  Consigliere  -
  Dott. GRECO    Antonio                            -  Consigliere  -
  Dott. CIRILLO  Ettore                             -  Consigliere  -
  Dott. TERRUSI  Francesco                     -  rel. Consigliere  -
  ha pronunciato la seguente:
                                 ordinanza
  sul ricorso 9572/2008 proposto da:
  AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,  elettivamente
domiciliato in ROMA VIA DEI  PORTOGHESI  12,  presso  l'AVVOCATURA  GENERALE
DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;
  - ricorrente -
                                   contro
  M.G.;
  - intimato -
  avverso la sentenza n. 66/2 005 della COMM.TRIB.REG. di TORINO, depositata
il 13/02/2007;
  udita la relazione della  causa  svolta  nella  camera  di  consiglio  del
19/06/2012 dal Consigliere Dott. FRANCESCO TERRUSI;
  preso atto che il P.G. non ha formulato osservazioni  sulla  relazione  ex
art. 380 bis c.p.c., notificatagli.
 
FATTO E DIRITTO
  Ritenuto che è stata depositata la seguente relazione ai  sensi  dell'art.
380 bis c.p.c.:
  "1. - La commissione tributaria regionale del  Piemonte,  riformando,  con
sentenza in data 13.2.2007, la decisione  di  primo  grado,  ha  accolto  un
ricorso di M.G. avverso una cartella  di  pagamento  per  omessi  versamenti
d'imposta (Irpef, Iva e  contributo  al  s.s.n.)  conseguenti  al  controllo
automatizzato della dichiarazione mod. unico 1998 presentata telematicamente
tramite un Caf.
  Ha motivato la decisione sostenendo che il contribuente aveva eccepito  di
non aver affatto dichiarato, nel modulo cartaceo, gli importi pretesi  dalla
cartella; e che, essendo  stati  detti  importi  individuati  in  base  alle
risultanze dell'anagrafe tributaria, l'onere della prova  dovevasi  ritenere
incombente per intero sull'amministrazione; la quale  a  codesto  onere  non
aveva  adempiuto,  non  essendo  stato   rinvenuto,   presso   il   Caf,   e
conseguentemente prodotto in giudizio, il  modello  cartaceo  relativo  alla
dichiarazione.
  2. - L'agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione affidato a
un motivo.
  L'intimato non ha svolto difese.
  3.  -  Non  risulta,  in  base  agli  atti  regolamentari,  la  prova  del
perfezionamento della notifica del  ricorso  per  cassazione,  eseguita  per
posta.
  4. - Subordinatamente alla detta prova, si osserva quanto segue.
  4.1. - La ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell'art. 2697
c.c., con riferimento al D.P.R. n. 322 del 1998, art. 3, nel  testo  vigente
pro tempore.
  Il motivo, concluso da idoneo quesito di  diritto,  appare  manifestamente
fondato.
  4.2. - Difatti la  modalità  di  trasmissione  per  via  telematica  della
dichiarazione fiscale, per il tramite di centri di  assistenza  (come  nella
specie),  comporta  una  presunzione  di  identità  tra  i  dati  risultanti
all'esito della trasmissione (dedotti dall'anagrafe  tributaria)  e  i  dati
presenti nel modello cartaceo, conforme a  quello  approvato  ai  sensi  del
D.P.R. n. 322 del 1998,  art.  1,  sottoscritto  dal  contribuente.  La  via
telematica  costituisce  infatti  soltanto  una  modalità  di  invio   della
dichiarazione.
  L'affermazione dell'impugnata sentenza, secondo la quale "la dichiarazione
mod. 740/98 cartaceo originale firmato dal contribuente costituisce  l'unica
prova del debito", non toglie validità alla presunzione di  coincidenza  dei
dati desunti dal modulo inviato telematicamente. Cosicchè,  diversamente  da
quanto ancora sostenuto dalla CTR,  ove,  in  sede  di  gravame  avverso  la
cartella  di  pagamento,  sia  eccepita  una  discordanza  di  dati,  non  è
l'amministrazione a dover fornire la  prova  del  (conforme)  contenuto  del
modulo  cartaceo,  ma  semmai  l'eccipiente  a  doverne  provare  (ai  sensi
dell'art.  2697  c.c.,  comma  2,  sub  specie  dell'inefficacia  del  fatto
costitutivo della pretesa tributaria azionata) la difformità;  egli  essendo
comunque onerato, in base all'ordinaria diligenza, di conservare  una  copia
del ridetto modulo anche oltre il termine, di cui al D.P.R. n. 600 del 1973,
art. 43, stabilito per la società o l'ente trasmittente. 5. - Per le esposte
considerazioni, il ricorso può essere trattato  in  camera  di  consiglio  e
definito, ove sia data prova della regolare sua notifica, con  pronuncia  di
manifesta fondatezza";
  -  che  l'avviso  di  ricevimento  del  plico   raccomandato,   attestante
l'avvenuta regolare notifica del ricorso  per  cassazione,  è  stato  infine
depositato dalla ricorrente;
  - che il collegio condivide le considerazioni svolte nella relazione;
  sicchè l'impugnata sentenza va cassata in  accoglimento  della  sopradetta
censura;
  che la causa non necessita di ulteriori accertamenti di fatto,  sicchè  la
Corte può deciderla nel merito, rigettando l'impugnazione  del  contribuente
avverso la cartella di pagamento la peculiarità della fattispecie  induce  a
ravvisare giusti motivi di compensazione delle spese del giudizio di merito;
  - che le spese del giudizio di legittimità vanno invece poste a carico del
soccombente.
 P.Q.M.
  La Corte accoglie il ricorso; cassa l'impugnata sentenza e, decidendo  nel
merito, rigetta l'impugnazione avverso la cartella di pagamento;
  compensa le spese processuali relative  ai  gradi  di  merito  e  condanna
l'intimato al pagamento di quelle relative al giudizio di  legittimità,  che
liquida in Euro 1.500,00 oltre le spese prenotate a debito.
  Così  deciso  in  Roma, nella Camera di Consiglio su  relazione  del
Cons. Dott. Terrusi (est.), il 19 giugno 2012.
  Depositato in Cancelleria il 27 luglio 2012

 

 
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