23/08/2012 - L'INVIO TELEMATICO DELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI SI PERFEZIONA PER IL TRASMITTENTE AL MOMENTO DELL'INVIO ALL'INDIRIZZO DEL DESTINATARIO

 
 
 
 

Cassazione, Sez. V, ord. n. 13432 del 27 luglio 2012 (ud 19 giugno 2012)
La notifica per posta per il notificante si intende eseguita nel momento in cui l’atto è
consegnato all’ufficio postale e per il destinatario nel momento in cui il plico è ricevuto.
Allo stesso modo, il procedimento di trasmissione telematica di dati documentali si
considera perfezionato, per il trasmittente, al momento dell’invio all’indirizzo del
destinatario.Pertanto è legittimo instaurare il procedimento di trasmissione
telematica anche all’ultimo minuto del giorno di scadenza, ferma restando l’assunzione
del rischio di intempestività dell’adempimento ove il procedimento si chiuda con esito
negativo.

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TRIBUTARIA Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. PIVETTI Marco - Presidente - Dott. DI BLASI Antonino - Consigliere - Dott. GRECO Antonio - Consigliere - Dott. CIRILLO Ettore - Consigliere - Dott. TERRUSI Francesco - rel. Consigliere - ha pronunciato la seguente: ordinanza sul ricorso 13335/2007 proposto da: AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope legis; - ricorrente - contro SOCIETA' T. SRL in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA F. LAMPERTICO N. 12, presso lo studio dell'avvocato D'A. N., rappresentato e difeso dagli avvocati S. G., C. F., giusta delega a margine; - controricorrente - avverso la sentenza n. 133/2005 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di PESCARA, depositata il 15/03/2006; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 19/06/2012 dal Consigliere Dott. FRANCESCO TERRUSI; udito per il ricorrente l'Avvocato M., che ha chiesto l'accoglimento; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. FIMIANI Pasquale, che non si oppone alla relazione. FATTO E DIRITTO Ritenuto che è stata depositata la seguente relazione ai sensi dell' c.p.c.: "1. - L'agenzia delle entrate ricorre per cassazione, con cinque motivi, nei confronti della sentenza della commissione tributaria regionale dell'Abruzzo, sez. dist. di Pescara, n. 133/10/2005, che, accogliendo l'appello della società T., ha annullato un provvedimento di diniego di riconoscimento di un credito d'imposta, per investimenti in aree svantaggiate (L. n. 388 del 2000, art. 8), adottato dall'agenzia locale per mancata trasmissione, nel termine di legge (28.2.2003), del c.d. mod. CVS. L'intimata ha resistito con controricorso. 2. - La sentenza ha motivato sul rilievo che la comunicazione telematica (c.d. CVS) era stata effettuata tempestivamente. Ha difatti accertato che la medesima era pervenuta all'ufficio appena tre minuti dopo la mezzanotte - alle ore 00.03 del 1 marzo 2003. Ma ha affermato esser notorio che tra il momento della trasmissione e il momento della ricezione trascorre un certo lasso di tempo a seconda delle condizioni tecniche contestuali. Dalla circostanza del minimo ritardo della ricezione, ha quindi argomentato che potevasi in effetti dedurre che la trasmissione era stata intentata prima della mezzanotte, e dunque nell'ultimo giorno utile del 28.2.2003. 3. - Va preliminarmente disattesa l'eccezione di inammissibilità del ricorso, sollevata dalla controricorrente per asserita tardività. Il ricorso è invero tempestivo in quanto presentato all'ufficiale giudiziario, per la successiva notifica, in data 30.4.2007. 4. - Nondimeno esso appare infondato. 4.1. - Il primo motivo deduce violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, comma 1, (art. 360 c.p.c., n. 4), affermando che la parte aveva chiesto, il 13.5.2003, un riesame della comunicazione di avvenuto "scarto" di quella suddetta; si sostiene quindi che la contribuente avrebbe dovuto impugnare il provvedimento di decadenza nei 60 giorni dalla conoscenza di tale comunicazione. Il motivo è inammissibile e comunque infondato. Da un lato, infatti, si basa su un profilo non consegnato, per quel che si evince dalla sentenza, al giudizio di merito; sicchè il ricorso non soddisfa il fine di autosufficienza con riguardo all'atto e alla sede processuale nel quale la corrispondente eccezione venne sollevata. Dall'altro cozza con la pacifica circostanza che oggetto del giudizio era il provvedimento di diniego del credito d'imposta (per intervenuta decadenza) adottato in data 9.4.2003, rispetto al quale provvedimento comunque non potevasi fondatamente affermare l'esistenza di un onere di impugnazione decorrente da data anteriore. 4.2. - Il secondo motivo - omessa o comunque insufficiente e illogica motivazione (art. 360 c.p.c., n. 3) - non risulta concluso da idoneo momento di sintesi (c.d. quesito di fatto) richiesto dall'essere la sentenza stata pubblicata il 15.3.2006, e dunque soggetta alla disciplina del D.Lgs. n. 40 del 2006. 4.3. - Il terzo motivo - violazione della L. n. 289 del 2002, art. 62, comma 1, lett. a), e falsa applicazione della L. n. 212/200, artt. 3 e 10, - è inammissibile siccome non pertinente rispetto alla ratio decidendi, non avendo la sentenza messo in discussione l'applicabilità del termine decadenziale del 28.3.2003, per la presentazione dei dati relativi agli investimenti effettuati ai sensi della L. n. 388 del 2000, art. 8. 4.4. - Il quarto motivo - violazione dell'art. 2697 c.c. - è inammissibile per eguale ragione di sostanziale inconferenza rispetto alle ragioni della decisione di merito, che invero ha ritenuto che la contribuente avesse assolto il suo onere probatorio; dunque senza porre in discussione il proposto criterio di ripartizione dell'onere inter partes; mentre il motivo, nel porre il quesito se detto onere potesse ritenersi soddisfatto nel modo sopra riportato, si risolve in un sindacato di merito non suscettibile di essere posto a presidio del dedotto vizio ex art. 360 c.p.c., n. 3. 4.5. - Il quinto motivo - violazione dell'art. 1335 c.c., del D.P.R. n. 322 del 1998, art. 3, del D.M. 31 luglio 1998, art. 9, e del D.Lgs. n. 70 del 2003, art. 13, - appare infondato. Non sembra pertinente, quanto al perfezionamento di un procedimento di trasmissione telematica di dati documentali, il riferimento alle disposizioni di diritto comune dettate per gli atti negoziali unilaterali recettizi (art. 1335 c.c.). In verità, venendo in questione il rispetto di una termine di decadenza (seppur di diritto sostanziale), ed essendo comunque pacifica l'avvenuta ricezione del mod. CVS, il punto attiene al fatto di doversi stabilire se il termine detto possa considerarsi rispettato, per il trasmittente, con riguardo al momento dell'invio all'indirizzo del destinatario. Sembra doversi rispondere affermativamente, a condizione ovviamente che all'invio segua, come nella specie, il perfezionamento presso il destinatario. In questo senso depone l'accoglimento, oramai a livello di sistema (a partire da C. cost. n. 477/2002), del principio di scissione degli effetti della notificazione, per il notificante, rispetto al notificato, allorquando venga in gioco, appunto, il rispetto di un termine; e non rileva che il principio sia stato affermato con riguardo ai termini processuali per le notifiche (a mezzo posta); un coerente eguale principio si impone anche per quanto qui rileva, attesa la necessità di operare un'interpretazione armonica e costituzionalmente orientata della L. n. 289 del 2002, art. 62. Detta norma prevede che debba essere considerato a disposizione del trasmittente l'intero ultimo giorno all'uopo previsto (28.2.2003); il che equivale a dire che è legittimo instaurare il procedimento di trasmissione telematica anche all'ultimo minuto di tale giorno di scadenza, ferma restando l'assunzione del rischio di intempestività dell'adempimento ove il procedimento si chiuda con esito negativo (non essendo il tentativo di trasmissione necessariamente implicante il perfezionamento)"; - che il collegio condivide le considerazioni svolte nella relazione; donde il ricorso va rigettato; - che le spese processuali seguono la soccombenza. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese processuali, che liquida in Euro 4.500,00, di cui Euro 100,00 per esborsi. Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio su relazione del Cons. Dott. Terrusi (est.), il 19 giugno 2012. Depositato in Cancelleria il 27 luglio 2012
 
© 2010 - 2018 - STUDIO LEGALE TRIBUTARIO LATTANZIO - Via Giorgio la Pira, 27 - Trani (BT) - P. Iva: 02093550719   -   info@studiolattanzio.it
Progettazione e Realizzazione by www.DELTAXMULTIMEDIA.it